Oggi ‘guardiamo’ la radio…

Nel 1994 un milione di tutsi e hutu furono sterminati in quello che viene ricordato come il genocidio del Ruanda.

L’odio alimentato dai mass media portò a quello che viene considerato uno degli episodi più sanguinosi della storia d’Africa del XX secolo.

Ad incitare all’odio, c’era all’epoca anche radio Musekeweya, che oggi dalle stesse frequenze trasmette ancora con messaggi ben diversi.

Il tono degli anni ’90 si è fortunatamente spento lasciando posto a voci che intrattengono attraverso musica ed parole; in particolare con una sorta di soap radiofonica, in cui gli intrighi di amore e odio, riportano l’ascoltatore alle atmosfere di Romeo e Giulietta.

Le fotografie di questo progetto cercano di ricostruire il lento processo di guarigione di un Paese profondamente ferito, dove la convivenza odierna tra vittime e carnefici non è affatto semplice.

Ho scelto di presentare questo progetto perché sin da piccolo sono stato affascinato dalla radio; la considero ancora oggi un mezzo estremamente potente, oltre che di comunicazione, di sviluppo della fantasia.

Cercare di dare un volto a quella voce che attraverso onde invisibili si propaga fino ai nostri padiglioni auricolari, è un gioco cui partecipo ancora volentieri.

Associare la radio ad un evento così tragico è stata una grande sorpresa, non tanto perché attraverso di essa si è documentato anzi esaltato, e quasi voluto, il genocidio, quanto per l’effetto palliativo ad essa associato.

Unire un popolo attraverso una voce, cercare la riconciliazione, sembra davvero un buon inizio per lavare un mare di sangue attraverso onde che portano sollievo.

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