Con la presentazione di questo lavoro, vogliamo iniziare un approfondimento tematico  su temi che la fotografia ha spesso affrontato con approcci anche molto diversi. 

Il primo riguarda il mondo della disabilità partiamo cui la studiosa Rosemarie Garland Thomas, dedica da anni uno studio sulle modalità di narrazione della stessa attraverso la fotografia e dividendole in diversi approcci.

Il primo è il realistico, che avvicina la disabilità, cercando di diminuire distanza tra lo spettatore ed il soggetto. A tal proposito analizzeremo oggi il lavoro della fotografa LSean Davey, autrice del toccante ‘Looking For Alice’ 

Alice non è soltanto la protagonista di questa storia, ma è anche la figlia della stessa fotografa che ci consente di conoscerla.

Ma Alice è anche la bambina della porta accanto, è la nostra nipotina o addirittura una figlia per molti; quello che la contraddistingue è la presenza di una copia di troppo nel suo DNA, quello del cromosoma 21.

Cosa significa? Significa che Alice è una bambina con una condizione genetica diversa, ossia la Sindrome di Down, che deve il suo nome al medico inglese Jhon Langdon Down che ne approfondì la conoscenza verso la fine del 1800.

Ma torniamo all’aspetto che ci interessa, quello fotografico: Sean Davey ci presenta Alice in maniera estremamente delicata e rispettosa e non potrebbe essere diversamente visto il suo doppio ruolo, ma la sua è una narrazione più universale sull’amore, sull’infanzia e sulla famiglia che consente a chiunque di entrare in un mondo che spesso guardiamo con superficialità ed una sorta di timore. 

Sì, perché ciò che non conosciamo ci fa spesso paura.

Ecco perché viene da dire che probabilmente un progetto come questo , realizzato da occhi meno abituati, avrebbe potuto essere emotivamente manipolativo o addirittura strumentale: di tutto questo in ‘Looking For Alice’ non c’è traccia.

La famiglia di Alice è un microcosmo di situazioni comuni a tantissime altre famiglie; non c’è nulla di ‘diverso’ 

Si prova una profonda tenerezza nel leggere le parole di Sean Davey che racconta la nascita della sua figlia ‘imperfetta’

‘Ero profondamente scioccata quando Alice nacque come una bambina “imperfetta”. Non era quello che mi aspettavo. Il pediatra tirò indietro le gambe, spinse i pollici in profondità nell’inguine di Alice, e prontamente annunciò che dovevamo portare Alice a casa e trattarla come un qualsiasi altro bambino. Ma lei non era come altro bambino, e questo stato di ansia che provavo,  si rifletteva in ogni aspetto della mia relazione con lei. Le mie preoccupazioni penetrarono nei miei sogni. 

Ho sognato ad esempio che Alice era avvolta in una coperta e che mi ero dimenticata di lei. Ho scartato il fagottino stretto in cui era immersa, per darle da mangiare, solo per scoprire che il suo corpo era coperto da un fluido bianco – un liquido di abbandono; eppure non ero in grado di darle da mangiare, incapace di rispondere ai suoi bisogni di base.

E’ stato un modo per capire che Alice sentiva il mio rifiuto e questo mi ha causato ulteriore dolore; ho dovuto scavare in profondità nei miei pregiudizi e far luce su di loro. Il risultato fu che mentre la mia paura si dissolveva mi innamorai di mia figlia. Lo abbiamo fatto tutti.’

‘Looking For Alice’ è un album di famiglia e la narrazione di una bambina che ha tanta voglia di vivere e fare le stesse esperienze di ogni bambino, ridere, piangere, cadere e rialzarsi. 

Il tutto arriva dalle splendide immagini che ci regala questa mamma altrettanto speciale, spesso caratterizzate da pennellate caravaggesche.

‘Questo libro è per lei’ chiude Sean Davey ma speriamo che serva a molti altri ad abbattere il pregiudizio e ad innamorarsi di queste persone che hanno semplicemente un cromosoma in più….

http://www.siandavey.com/humannature