‘Molto tempo fa mi sono reso conto che la vita non è giusta’
Questo è uno dei pensieri con cui si conclude il diario personale di Leon Borenzstein, il fotografo che ha realizzato ‘Sharon’ ma anche e soprattutto il papà della protagonista.

Nel suo diario annota pensieri, ansia, dolore e struggimento si dalla nascita della sua bambina perché sa che avrà bisogno di un’attenzione diversa rispetto agli altri bambini, avrà bisogno di cure ed al tempo stesso sarà fonte di preoccupazione e frustrazione, nonché di una certa disperazione.

La nascita di Sharon è una sorta di cataclisma nella vita della famiglia Borenzstein; viene immediatamente diagnosticata un’ipoplasia del nervo ottico, una lesione collegata direttamente alla funzione cerebrale che può quindi portare ulteriori complicazioni.

A questa diagnosi se ne accompagna un’ulteriore relativa allo spettro autistico che altera in maniera ancor più grave le percezioni di Sharon.

Il diario di Leon, diventa così un viaggio visivo, non solo scritto, che racconta la vita di Sharon, che l’accompagnerà sin dai primi vagiti fino alla maggiore età.
Una testimonianza sincera, dove non viene nascosto il dolore e la sofferenza, ma trova anche spazio quell’amore genitoriale, per cui si tenta di superare ogni ostacolo.

Borenzstein ci consente di avere uno sguardo orizzontale nei confronti di Sharon, vediamo la diversità ma senza mai provarne pietà; siamo di fronte ad un essere umano, anzi due che ci parlano di se stessi e delle esperienze condivise.

La scelta del bianco e nero, che spesso viene citato come elemento esasperante di certe situazioni, è una pennellata di poesia; atmosfere sospese e parole sussurrate, questo il ruolo che gioca in ‘Sharon’

Prendetevi qualche minuto e ‘guardate’ questa storia.
Soffermatevi sui dettagli, spesso la forza delle immagini è proprio lì; la tastiera di quel pianoforte, ha la capacità di dire molto più di tante parole.

‘Sharon’ è semplicemente un papà, ancor prima che un fotografo, che crea un album di ricordi per la sua bambina, realizzando quell’aspetto del meraviglioso rispetto alla disabilità, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo: certo non potrà vederlo, ma chissà come sarà raccontarglielo quando sarà grande, descriverle minuziosamente quelle immagini che non sono altro che piccoli pezzi di quel mosaico più grande che è la vita, per quanto questa possa essere ingiusta…

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