Family Love di Darcy Padilla

Il lavoro di una vita o forse sarebbe meglio il lavoro della vita.
Sì, perché Family Love non è solo un progetto fotografico monumentale, iniziato nel 1993 parzialmente concluso nel 2014, perché sembra che il futuro potrebbe riservare nuovi sviluppi di questa storia.
Ma andiamo con ordine.

Costretta al rientro negli USA per aver contratto una malattia infettiva durante un lavoro in Guatemala, la giovane fotoreporter Darcy Padilla, da sempre interessata alla narrazione di situazioni marginali legate alla povertà, al disagio urbano e agli emarginati e malati di AIDS, viene curata da un dottore che la introdurrà nell’Hotel Ambassador di San Francisco, ricovero proprio per malati terminali di AIDS.
Si stabilisce con questi un legame umano molto forte, tanto che alcuni degli’ ospiti’ della struttura rifiutano addirittura di darsi custodire senza la presenza di Darcy.

Ed è proprio all’Ambassador che incontra Julie ed il suo compagno Jack, da cui ebbe la sua prima figlia: Reachel con cui oggi sta proseguendo questo lavoro.
Proprio da Jack contrasse l’HIV, una ragazzina di appena 18 anni ma con alle spalle già un passato di violenza e abusi.

“Ho incontrato Julie la prima volta il 28 gennaio 1993. Julie, 18 anni, si trovava nell’atrio dell’Hotel Ambassador. Era a piedi nudi, la cerniera dei pantaloni aperta e un neonato di 8 giorni tra le braccia”.

Inizia così l’idea di coinvolgere Julie in un progetto fotografico, ma soltanto un anno dopo questa accetterà di farne parte.
Per Darcy questa ragazza è l’emblema dell’emarginazione che intendeva raccontare, con le sue esperienze ed i suoi trascorsi tragici: a soli 14 anni infatti fuggì di casa e già a 15 era tossicodipendente.

Nel tempo si instaura tra le due donne un rapporto che va oltre la fotografia, anche se diverse volte la Padilla ha tenuto a sottolineare la separazione dei ruoli che lei stessa ha ricoperto in questa storia.
Quando Julie rimasta incinta della sesta figlia Elyssa, chiese consiglio proprio a lei se portare o meno avanti la gravidanza viste le precarie condizioni del suo fisico, debilitato inesorabilmente dal virus del HIV, Darcy non se la sentì di esporsi in merito evitando di prendere una posizione.

Elyssa nacque e ad aiutare Julie in sala parto c’era il famoso medico che introdusse la Padilla nell’Hotel Ambassador dove questa storia ebbe inizio.

Questa nascita fu l’ultima gioia nella vita di Julie, che torna in Alaska, nella terra dove viveva il padre e dove anche lei terminerà la sua tormentata esistenza; morte che per Julie arriverà il 27 settembre 2010 a soli trentasei anni. Accanto a lei ancora una volta Darcy, che le resterà vicina anche dopo la morte mantenendo i contatti con il compagno, Jason, e con Elyssa, l’unica di sei figli lasciati in loro custodia, e continuando a narrare la loro vita.

Le immagini di Julie agonizzante, giunta alla fine della sua esistenza, potrebbero porre interrogativi sull’opportunità o meno di realizzarle, ma come ha raccontato Darcy in lacrime ‘è stata proprio la stessa Julie a volerlo, quasi un monito per i suoi figli, un ammonimento a non intraprendere la sua stessa strada’; una redenzione ed un testamento prezioso per loro.

‘Family Love’ diventa un confronto tra due donne, due mondi molto molto diversi, ma sempre due esseri umani.
Il rapporto schietto instauratosi tra le due donne fa sì che ci si trovi di fronte non ad una mera documentazione, ma ad un vero e proprio affresco di Julie, crudo e reale, senza che venga però espresso un giudizio sulla persona.
E’ un racconto in cui possiamo udire due voci, quella del narratore e quella della protagonista, che si fondono senza mai sovrapporsi.
Non ci sono mai grida, ma sussurri e tristi silenzi, il tutto attraverso inquadrature che portano a guardare i soggetti diritto negli occhi; la pellicola in bianco e nero rende il tutto una delicata poesia.

Family Love, inizialmente conosciuto con il nome di Julie Project, è un progetto monumentale, è il lavoro di una vita, per cui si può sacrificare la propria esistenza.
Per stessa ammissione di Darcy, lei stessa ha rinunciato all’idea di costruire una sua famiglia, avere figli e chissà quanto altro ancora, ma resta l’impagabile soddisfazione di aver raccontato un’esistenza che nonostante sia carica di sofferenza, oggi possiamo già considerare leggenda.

http://www.darcypadilla.com