Il terremoto di Sendai e del Tōhoku del 2011 si verificò l’11 marzo 2011 al largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:46 locali alla profondità di 30 chilometri. Il sisma, di magnitudo 8,9 con epicentro in mare e con successivo tsunami, è a tutt’oggi il più potente mai misurato in Giappone e il quarto a livello mondiale.
A un mese dall’evento, il numero delle vittime da parte della National Police Agency giapponese fu di 13.228 morti e 14.529 dispersi, con stime dei dispersi effettivi vicine ai 17.000 per un totale di oltre 30.000 vittime. Ad oggi, il numero ufficiale è di 15.703 morti accertati, 5.314 feriti e 4.647 dispersi

‘The restoration will’ è un racconto doloroso e intimo sulla perdita. 
Mayumi Suzuki ha perso i genitori in questa catastrofe; la loro casa, che veniva utilizzata anche come studio fotografico, è stata spazzata via. 
Al suo ritorno la fotografa trova solo macerie: ma in mezzo a tanta distruzione ritrova i resti della camera oscura e soprattutto la macchina fotografica del papà, il suo portafoglio e l’album di famiglia, tutto irrimediabilmente coperto dal fango.
E da queste scoperte che nasce nella fotografa il rimpianto di non avere seguito le orme dei suoi genitori, prendendo in gestione lo studio fotografico.
Poi un giorno Mayumi scatta una fotografia con la macchina ritrovata; l’immagine è risultata oscura e sfocata, come una visione surreale.
Le immagini diventano un ponte tra due mondi, quello reale e quello dove si trovano i suoi genitori.
La fotografa prova a dare una rappresentazione dell’attuale situazione della sua terra cercando di immedesimarsi nella visione che ne avrebbe avuta il papà.
‘The restoration will’ diventa un dialogo intimo tra chi è rimasto e chi non c’è più, anche attraverso le istantanee ritrovate, adeguatamente pulite e ristampate per essere inserite nel libro che ha visto la luce nel 2017.
Stampato in 87 copie, numero emblematico poiché sono gli anni che lo studio fotografico dei Suzuki è rimasto in attività, è una dedica alla memoria dei genitori di Mayumi, i cui corpi oltretutto non sono mai stati ritrovati.
Ma oltre le fotografie risultano estremamente toccanti i dialoghi con la sorella Hirono, da cui emerge l’ansia e la paura per la perdita quasi certa.
Un progetto unico che ci trasporta nel dramma dello tsunami ed al tempo stesso nella potenza della fotografia come testimone imperitura dell’amore e del tempo fermato.

https://www.mayumisuzuki.jp