La sinestesia è una figura retorica che prevede l’accostamento di due parole appartenenti a due piani sensoriali diversi.

Ha largo uso in poesia ed in genere nella versificazione, ma proviamo a domandarci se la fotografia ha la capacità di renderla propria.

La risposta arriva da un progetto di Ivor Prickett, inizialmente conosciuto come ‘The Quiet After The Storm’ , oggi noto come ‘Returning Home’.

Un vero viaggio di ritorno verso le terre della ex Jugoslavia, teatro di una sanguinosa guerra civile e pulizia etnica all’inizio degli anni 90; un ritorno alle proprie origini, ma soprattutto in quel luogo chiamato casa.

Le fotografie sono state realizzate seguendo un itinerario ideale che collega la Croazia all’Abcasia, un territorio caucasico rivendicato dalla Georgia, ma di fatto indipendente pur se non riconosciuto dalla UE.

L’impatto visivo è potentissimo; una mamma seduta su un letto intenta a dar da mangiare ad un neonato; le gambe del papà steso accanto al loro crea una figura geometrica per cui i loro corpi si intersecano fondendosi quasi in un’unica figura. La luce caravaggesca regala la prima di tante poesie visive che ritroveremo all’interno di questo lavoro.

Ricostruzione, voglia di ricominciare, ma anche un giustificabile senso di rassegnazione; sentimenti che ci accompagnano nelle immagini seguenti, tra adulti anziani e bambini. Sempre accompagnati da quella luce che trasforma la fotografia di Prickett in un grande affresco pittorico.

La galleria si arricchisce di personaggi e situazioni che sembrano animarsi, letteralmente prendere vita, proprio continuando a vivere le loro vite; dalla bottega del barbiere alla stalla del fattore, entrando in punta di piedi nell’intimità delle abitazioni da dove emergono prepotenti profumi, suoni, lacrime e sudore.

Chiude questa prima parte si chiude con l’immagine di una donna che cammina verso di noi, un fagotto in mano, non un arrivederci ma un nuovo inizio; emblematica proprio la frontalità dell’immagine che mostra il volto e non le spalle.

Non cambia il mood con cui veniamo trasportati in Abcasia, dove il ritmo sembra essere più veloce ed il colore diventa più dominante seppur protagonista in una decadenza latente.
C’è un filo conduttore che lega questa seconda parte, e sono proprio i colori: l’azzurro della purezza e il verde della speranza.
L’elemento pittorico non manca neanche in Abcasia, vero marchio d’autore del fotografo irlandese; tanto che la chiusura del progetto è affidata ad un’immagine dai forti richiami all’iconografia religiosa cristiana, la Natività.
Una rinascita per questa gente e questi territori martoriati e intrisi di sangue.

Pochi progetti raccontano la guerra, o meglio le conseguenze della stessa, in maniera così delicata; Prickett costruisce un romanzo per immagini che ci consente di ascoltare voci, percepire suoni e odori, ma soprattutto ascoltare uno struggente silenzio…

https://www.ivorprickett.com
Nada Beader plays with her Niece’s daughter Gorana. Gorana’s mother Volga returned to her partially destroyed flat in Knin town centre in 2001. With the help of the OSCE she secured state funded reconstruction and now lives there with Gorana and her Mother. 2006-2008