‘Questi scalini non sono neanche i dignitosi gradini per i quali scendi sulla terra, dall’alto dei tuoi pensieri; sono i gradini che ogni volta ti mancano e ti avvicinano di giorno in giorno ad un corridoio ghiacciato, colmo di vecchi spauracchi.

E per tutta la vita scenderai questa scala…’

Michel Leiris, Aurora

Un’immersione nei meandri più oscuri della mente umana, attraverso un delirio visivo che sembra uscito da un sogno in  monocolore che tiene lontana l’alba del risveglio.

E’ un mondo austero quello descritto da Michael Ackerman in Half Life , caratterizzato da un bianco e nero netto, senza scale di grigi, con elevato contrasto e caratterizzato da una granulosità costante; eppure c’è anche tenerezza, un vero paradosso!

Tenerezza nei confronti del genere umano che in quest’opera sontuosa, ci viene descritto; forse perché in fondo la fotografia è un gioco, un gioco in cui le regole non sono mai chiare e tutto è spesso confuso.

E sono proprio questi elementi che la rendono al tempo stesso così affascinante e misteriosa; un invito a giocare, a rischiare senza regole.

Half Life nasce proprio così, un lavoro istintivo, anarchico, senza che dietro ci sia un’apparente motivazione a spingere l’autore.

I bambini giocano, spesso inventando i propri giochi, cambiando felicemente e facilmente le regole in ogni occasione. 

Gli adulti non lo fanno più e forse l’arte può aiutarci a recuperare alcune delle abilità che abbiamo perso per strada. 

Ecco allora Half Life, il dado ora è lanciato.

Half life è un progetto consistente in scatti tratti da vari momenti della produzione di Ackerman. Realizzate nelle più intense città del pianeta, da New York sino a Cracovia, Varsavia, Katowice, Parigi, Napoli e L’Avana; le immagini sono le tracce di una sensibilità lancinante e perennemente alla ricerca del senso del vivere. Figure eteree, una realtà sfuggente e oscura, allucinazioni e visioni, luoghi e personaggi sconosciuti che si confondono in una rappresentazione indistinta in cui tutto appare privo di consistenza e spessore fisico.

Siamo in una dimensione sospesa, i piedi non toccano terra, la mente si distacca dal corpo per intraprendere un viaggio etereo.

Hackerman ci offre la possibilità di dare forma ai nostri fantasmi, a quelle figure che si aggirano nell’onirico di ognuno di noi.

Paesaggi al limite, dai contorni sfocati, dove si perde la dimensione del tempo e dello spazio.

Tutti avrete sentito leggende legate alle case stregate, ma mai ai libri stregati; ebbene in questo caso siamo di fronte a uno di questi.

In un libro stregato ci può essere una porta e magari dietro di essa una scala dai grandi scalini che si scendono troppo velocemente. Oppure una tenda che copre la pagina, ed in Half Life ci sono tantissime tende, vecchie tende polacche o cubane, ereditate dagli anni 50, cortine di regimi socialisti, al tempo stesso irriverenti e piene di dignità, utili contrappesi alla vertigine e alla nudità che imperversano in tante altre pagine.

E poi volti, volti di soli uomini, uno che tornerà e ritornerà: una sorta di alter ego del fotografo stesso; poi tutti gli altri, ragazzacci, poeti, adolescenti perduti, pugili finiti ko, fumatori compulsivi, malati in ‘congedo’ da qualche ospedale nel nulla.

Si arriva ad Auschwitz, una serie caratterizzata dall’immobilità della morte, con sguardi schedati dalla paura e dalla follia.

E’ ora di risalire, una faticosa risalita; quello di Ackerman è una discesa negli inferi, nel dolore, ma soprattutto nella fragilità umana che richiama la tenerezza di cui parlavamo sopra.

Non è un caso, che alla fine della visione di Half Life risuoni nella mente un verso del sommo poeta: ‘e poi uscimmo a riveder le stelle’

https://www.agencevu.com/photographers/photographer.php?id=1