E’ già qualche anno che i romanzi gialli trovano fertile ambientazione nelle fredde terre del Nord Europa.
Capostipite di questo filone fu la trilogia di Stieg Larsson, una serie di romanzi gialli ambientati nella fredda Svezia.

Ora proviamo a raccontarvi una trama:

Quarant’anni fa, due uomini scomparvero nel sud-ovest dell’Islanda. I racconti relativi alle loro sparizioni sono scarsi e spesso banali o frutto di fantasia.

Un diciottenne lascia la discoteca, ubriaco, per tornare a casa: una ‘passeggiata’ di 10 chilometri a piedi nelle profondità dell’inverno islandese. 
Alcuni mesi dopo, un padre di famiglia si reca ad un appuntamento con misterioso sconosciuto che lo aveva precedentemente contattato. 
E’ molto probabile che se questi accadamenti fossero successi in un altro momento ma soprattutto in luogo diverso, sarebbero stati registrati e ben presto dimenticati da tutti tranne che dai familiari e dagli amici. 
Invece, il caso Gudmundur e Geirfinnur si è trasformata nel tempo nella più grande indagine per omicidio nella storia islandese.
L’Islanda è infatti uno dei Paesi con il più basso tasso di criminalità a livello mondiale, e il succedersi di due avvenimenti così cruenti in un lasso di tempo estremamente concentrato, ha creato scalpore e timore.

Negli anni ’70, le teorie sulle sparizioni si associarono al contrabbando, al traffico droga e alcool, ma soprattutto all’influenza corruttiva che il mondo esterno esercitava sull’isola. 

La scomparsa dei due uomini apparentemente non connessi nel corso di dieci mesi nel 1974 portò a congetture e paure diffuse in tutta la nazione allora giovane, e infine a un’indagine problematica della polizia che portò alla confessione di un gruppo di sei giovani agli omicidi degli uomini scomparsi.

Il caso è stato associato questioni diverse, ma soprattutto misteriose, collegandolo ad esempio al mito degli elfi folcloristici islandesi per arrivare alle paure che nel 20 ° secolo hanno attanagliato l’Islanda, dalle droghe alla controcultura. 

Il caso in realtà ha lasciato numerosi punti interrogativi: tuttavia, si è infatti scoperto che nessuno di coloro che confessarono i delitti, sembrava avere alcun ricordo degli eventi in questione.

Un’indagine ulteriore è stata svolta dal fotografo Jack Latham che con il progetto/libro ‘Sugar Paper Theories’ ripercorre in maniera scientifica ed investigativa le tappe di questo crimine.
Il libro di Latham tocca magnificamente i molti aspetti del caso: cattura la straordinaria bellezza dell’isola, le prove raccolte dalla polizia scientifica, le cospirazioni che ancora ruotano attorno al caso e le figure chiave coinvolte. Accanto agli aspetti fotografici del libro c’è un resoconto del caso scritto da Gisli Gudjonsson, uno psicologo forense coinvolto nei casi di Birmingham Six e Guildford Four e un esperto di falsi ricordi.

Un progetto atipico, quasi un romanzo da guardare, che possiamo considerare un capostipite del genere; negli anni a venire molti libri fotografici intraprenderanno questa strada, andando oltre il concetto di semplice libro.
La contaminazione, la riproduzione fedele di documenti e testimonianze diventano dei veri oggetti che accompagnano le immagini e le rafforzano.

Ed ora guardatevi questo atipico ‘giallo’ nordico, magari con il sottofondo di un brano dei Sigur Ros…