Nessuno, nemmeno i residenti dell’insediamento, conoscono  l’origine del nome Oniontown. 

Alcuni ipotizzano si tratti di una derivazione di Youngintown, conseguenza dell’alto numero di bambini, altri suppongono che sia dovuto all’odore di cipolla che permeava le persone che abitavano quelle terre ed infine terza fazione suggerisce che una volta la cipolla era un gergo per indicare i “non istruiti”.

Ad un’ora e mezza a nord dai grattacieli e le luci di New York, e precisamente fuori dal bucolico Hudson Valley di Dover Plains, sorge un piccolo agglomerato chiamato Oniontown. 

A dispetto del suo nome, Oniontown non è una vera città, è più un’enclave abbarbicato ad una montagna, raggiungibile solo attraverso una strada sterrata. 

Di questo luogo quasi inaccessibile, ne ha fatto casa insediamento una comunità dalla dubbia reputazione, tanto da evocare parole come droga, disperazione, degrado, ma tutto paradossalmente accompagnato dal suono di una musica folk. 

Glia abitanti di Oniontown sono gli ‘ultimi’ di una società che stenta a dar loro una nuova possibilità e quindi preclude qualsiasi ipotesi di inserimento nel mondo del lavoro. 

In Dover Plains, la parola Oniontown fa sì che le persone si turino il naso, come se inalassero un cattivo odore o un ricordo a lungo represso. 

Storicamente, i componenti di questa particolare comunità sono sempre stati considerati in qualche modo meno di persone , subumani, come dicono alcuni locali di Dover, il centro abitato a pochi kilometri di distanza; basi pensare che proprio l’ufficio postale di Dover, a meno di un miglio di distanza, non considera Oniontown degno di ricevere posta!

I primi cenni storici di questo particolare centro abitato risalgono agli inizi del 1900 e apparvero in un libro storico di Dover : “Un miglio a sud di Dover Plains vi è un piccolo insediamento, composto da due categorie: uomini che non fanno nulla e femmine che allevano i bambini. ”

Nel 1947, il reporter dell’International News Service James L. Kilgallen si avventurò fino a Oniontown e scrisse una serie di articoli sull’avamposto con titoli irriverenti come ad esempio “Escape from Atomic Age: Real Life Tobacco Road 100 Miles from Broadway. 

In questi articoli, Kilgallen prese in giro gli abitanti di Oniontown per le loro ataviche paure, come ad esempio quelle delle telecamere e la loro ignoranza non conoscendo nemmeno Shakespeare.

“Immaginate una comunità senza luce elettrica, senza radio, senza cinema, senza vasca da bagno, dove i bambini raramente arrivano a terminare la scuola elementare, dove l’analfabetismo abbonda … il duro e duro Oniontown è primitivo.”

Al di là dell’aspetto quanto meno originale, gli abitanti hanno formato una vera grande famiglia, che si sostiene e dove ognuno conta per l’altro.

Lontani dalle comodità, dalla tecnologia e da quello che noi definiamo progresso, sono definiti gli ‘ultimi’ ma proviamo a riflettere: siamo così sicuri che siano loro le persone disadattate della nostra società o rappresentano l’ultimo baluardo della civiltà?

Grazie Nadia Shira Cohen, per quello che non è solo uno straordinario affresco fotografico, ma una vera lezione di vita.

Cousins, Hannah and Ariana play on a discarded sofa outside of Hannah’s trailer home. The children play unassumingly with many discarded objects and structures around Oniontown. ©Nadia Shira Cohen