In molti modi la “Luce”, assieme alla fotografia, hanno fatto parte della mia vita. Rimanevo affascinato da bambino, osservando le enormi lampade solari ad incandescenza che mio nonno utilizzava per scattare le foto di famiglia. Lampade montate su parabole ricavate dalla trasformazione di vecchie stufe a gas. Sfogliavo i suoi album, le fotografie della sua vita, che entravano nella mia. Ovvio che il primo regalo che chiesi fosse una macchina fotografica e fu una Polaroid.

Frequentando le scuole superiori casualmente entrai nella compagnia teatrale studentesca. Fu la mia fortuna perché da allora cominciai a frequentare trascinato dal regista che ci assisteva il mondo del Teatro, il cui lato “tecnico” mi affascinava molto di più di quello strettamente artistico. Così a 16 anni partii per la mia prima tournée estiva, come aiuto del tecnico luci nella compagnia romana dello storico Teatro Belli. In pochi anni, dopo avere frequentato alcuni corsi, affiancando maestri del cinema, del teatro e della televisione, vincendo un master negli Stati Uniti sulla illuminazione in fotografia e teatro, arrivai a disegnare le luci per i più grandi interpreti di essa: da Andrea Camilleri, a Edmo Fenoglio, per passare alla televisione lavorando con G. Ferrari. E poi Krzystof Zanussi, Werner Schroeter, Rainer W. Fassbinder. E la fotografia, passo passo, rimaneva con me: prima come “strumento” per fotografare le mie luci e ricordarle per replicarle (come si usa nel cinema per replicare i set giorno dopo giorno, il lavoro del fotografo di scena). Poi come strumento per fermarla quella luce, per dare una visione tangibile delle mie sensazioni.

La prima Nikon, una FM mi dà grande soddisfazione: le mie foto sono utilizzate per il backstage raccontato in forma di “report” di un film di Lucio Fulci. Non ho mai smesso di guardare e studiare, e grazie alla fotografia, a viaggiare. Amando le persone, i popoli, ho iniziato a lavorare per il reportage. Nel corso degli anni sono stato in Africa, America (viaggiando solo con la mia jeep nel deserto tra California e Nevada), e poi in Cina, Taiwan, Russia. Molte foto sono state parte di mostre, alcune pubblicate su National Geographic o in tanti cataloghi di tour operator. Dopo aver frequentato corsi di specializzazione con De Sisti Luce e Vittorio Storaro, ho iniziato ad “insegnare” quello che sapevo. Non workshop da un giorno o due, ma corsi statali di un anno, con decine di studenti che ora sono fotografi, o tecnici del cinema e del teatro. Ho partecipato alla stesura di un libro, “Tecnica di illuminazione nella fotografia”.

Il nudo femminile, moda e glamour sono arrivati nella mia testa un po ‘più tardi . Ho conosciuto i grandi maestri di questa fotografia, ho lavorato con loro. Era l’epoca del paginone centrale scattato con un banco ottico, di “digitale” c’erano solo le impronte sui negativi lasciati per errore. E ricordo il tempo, la professionalità, la volontà di chi costruiva i set. Ho sempre considerato un miracolo quando una donna dona la sua attenzione e la bellezza del suo corpo al mio obiettivo. Ed è per questo che cerco disperatamente di non deludere, prima di tutto la “mia” donna, e poi me. Cerco di non scattare foto scontate, usuali, retoriche o, peggio, volgari. Ho enorme, rispetto e infinita gratitudine per i miei modelli .

Oggi, come socio di uno studio fotografico molto prolifico, MODSTUDIO® (nato con il mio amico e socio Luca Mosconi), la mia attenzione professionale è rivolta al mondo della Moda e della Danza: ritengo che siano settori della fotografia che consentono di fare ricerca, più e meglio della fotografia “fine art” glamour e di ritratto, che continuano comunque ad essere il mio “must”. In particolare amo la Danza, lo studio del corpo in movimento. Realizzo cataloghi, redazionali ed editoriali pubblicati anche su testate nazionali ed internazionali, fotografia pubblicitaria in genere. Cosa abbastanza nuova per il mondo della moda, spesso le mie modelle sono danzatrici professioniste: come detto, amo la Danza e con le ballerine è facile ottenere una visione diversa, anche nella moda. Collaboro inoltre attivamente con alcune testate giornalistiche per le copertine e i servizi dei loro allegati mensili. Quando lavoro, porto con me la mia macchina fotografica e il mio cuore: gli unici strumenti che ritengo indispensabili.